La fauna selvatica del sud-ovest è devastata da inondazioni record: una crisi in corso

Le tempeste implacabili e le precipitazioni estreme di quest’inverno hanno innescato una crisi della fauna selvatica nel sud-ovest, con conseguenze devastanti già visibili e ulteriori impatti attesi questa primavera. Sebbene le sofferenze umane causate dalle inondazioni siano state ampiamente denunciate, il prezzo da pagare sugli ecosistemi locali sta diventando pienamente evidente solo ora. Dai piccoli mammiferi annegati alle popolazioni di farfalle in via di estinzione, il mondo naturale della regione è sottoposto a un’enorme pressione.

Gli impatti immediati: annegamento, perdita di nidi e spiaggiamenti

L’enorme volume e la persistenza delle precipitazioni – descritte dagli esperti come “apocalittiche” – hanno travolto gli habitat di tutta la regione. Gli uccelli marini, comprese le pulcinelle di mare, si sono riversati a riva in gran numero, probabilmente a causa degli spostamenti causati dalle tempeste. Anche le tartarughe sono rimaste spiaggiate e, nell’entroterra, le acque alluvionali hanno spazzato via i nidi e le larve svernanti, mettendo a repentaglio i cicli riproduttivi primaverili. I mammiferi che si muovono lentamente come i ricci e le arvicole campestri sono stati particolarmente vulnerabili, incapaci di sfuggire all’innalzamento delle acque abbastanza rapidamente.

I centri di soccorso segnalano un aumento del numero di animali in difficoltà: ricci arrivati ​​sottopeso e disidratati, le loro fonti di cibo (vermi) distrutte dalla pioggia. Il problema è aggravato dalla modifica dei modelli di ibernazione; inverni più caldi significano che meno ricci entrano in letargo profondo, lasciandoli più deboli e più suscettibili agli elementi.

Minacce a lungo termine: perdita di habitat e declino delle popolazioni

La crisi va oltre gli annegamenti immediati. Le inondazioni ripetute saturano il terreno, distruggendo la vegetazione che funge da riparo, vitale per le specie che nidificano nel terreno. Lo sviluppo nelle pianure alluvionali aggrava ulteriormente il problema, tagliando le vie di fuga per la fauna selvatica. Il riccio europeo, già classificato come “vulnerabile all’estinzione”, ha visto la sua popolazione nel Regno Unito diminuire del 30% nell’ultimo decennio, e gli esperti temono perdite accelerate se le condizioni non migliorano.

L’impatto sugli insetti, in particolare sulle farfalle, è un’altra preoccupazione significativa. Le acque alluvionali spazzano via uova e pupe, minacciando un diffuso declino della popolazione. Questo effetto a catena avrà un impatto sugli uccelli e sui mammiferi che fanno affidamento sugli insetti come fonte di cibo. A Dawlish, nel Devon, i nidi di cigno nero sono stati ripetutamente persi a causa dell’innalzamento del livello dell’acqua, nonostante le coppie si siano ricostruite in luoghi leggermente più alti.

Il quadro più ampio: cambiamenti climatici e pratiche insostenibili

Le inondazioni non sono un evento isolato. I modelli del cambiamento climatico prevedono precipitazioni e tempeste più intense nei futuri inverni, richiedendo un’azione urgente. La stagione attuale si colloca tra le prime cinque più piovose mai registrate in Cornovaglia, Devon e Dorset, con alcune aree che ricevono il 150% delle precipitazioni medie a lungo termine.

Gli ecologisti sottolineano che la mitigazione richiede un cambiamento sistemico: riduzione dei rifiuti, miglioramento della gestione dell’acqua e garanzia di pratiche di utilizzo del territorio sostenibili. Il problema si estende oltre gli enti di beneficenza per la fauna selvatica; ogni individuo deve “procedere con maggiore leggerezza” per ridurre l’impatto ambientale.

Cosa si può fare?

  • Collega i giardini per creare vie di fuga per i piccoli mammiferi.
  • Fornire acqua fresca ai ricci.
  • Lasciare mucchi di foglie e punti riparati per gli insetti.
  • Evitare l’uso di prodotti chimici in terreni saturi.
  • Segnala la fauna selvatica spiaggiata ai servizi di soccorso locali.

Le conseguenze a lungo termine di questo clima estremo rimangono incerte, ma una cosa è chiara: senza un’azione decisiva, la fauna selvatica del sud-ovest dovrà affrontare un futuro sempre più precario.