Gli astronomi hanno identificato un sistema planetario che sfida le teorie convenzionali sulla formazione, caratterizzato da un pianeta roccioso in orbita inaspettatamente lontano dalla sua stella. Questo sistema “al rovescio” sfida i modelli esistenti di sviluppo planetario, suggerendo che i mondi rocciosi possono formarsi in regioni dello spazio povere di gas.
Il modello standard della formazione dei pianeti
Per decenni, gli scienziati hanno basato la loro comprensione di come si formano i pianeti sulle osservazioni del nostro sistema solare. In genere, i pianeti rocciosi come la Terra si uniscono più vicini alla stella, dove le temperature consentono l’accumulo di materiali solidi. I giganti gassosi, come Giove e Saturno, si formano più lontano dove i composti volatili rimangono congelati e possono essere trascinati in nuclei massicci.
La presenza di un pianeta roccioso oltre i giganti gassosi in questo sistema appena scoperto, denominato LHS 1903, mette in discussione quel modello. Ciò suggerisce che possono esistere condizioni in cui la formazione di pianeti rocciosi si verifica anche dopo che il gas circostante si è dissipato.
Come è avvenuta la scoperta
La scoperta è stata resa possibile combinando i dati di due telescopi spaziali: il Transiting Exoplanet Survey Satellite (TESS) della NASA e il Characterizing Exoplanet Satellite (CHEOPS) dell’Agenzia spaziale europea. TESS inizialmente rilevò l’oscuramento periodico della stella nana rossa LHS 1903, indicando la presenza di pianeti orbitanti. CHEOPS ha poi contribuito a perfezionare le proprietà dei pianeti.
Il team ha identificato quattro pianeti in totale. I primi tre seguono lo schema previsto: mondi rocciosi vicino alla stella, giganti gassosi più lontano. Ma il quarto pianeta è un mondo roccioso posizionato al confine esterno del sistema, oltre i pianeti gassosi.
Perché è importante
Questa scoperta solleva domande fondamentali sulla formazione planetaria. Se i pianeti rocciosi possono formarsi in ambienti poveri di gas, ciò espande la gamma di condizioni in cui potrebbero sorgere mondi abitabili.
“Storicamente, le nostre teorie sulla formazione dei pianeti si basano su ciò che vediamo e sappiamo del nostro Sistema Solare”, spiega Isabel Rebollido, ricercatrice dell’ESA. “Poiché vediamo sistemi di esopianeti sempre più diversi, stiamo iniziando a rivisitare queste teorie.”
Il team ha escluso spiegazioni alternative, come lo stripping atmosferico o la migrazione planetaria, concludendo che il pianeta esterno probabilmente si è formato dopo che il disco di gas si era in gran parte dissipato.
Le implicazioni per la caccia ai pianeti
Questa scoperta suggerisce che i nostri attuali modelli potrebbero essere troppo ristretti. L’universo è pieno di sorprese e i sistemi planetari potrebbero formarsi in modi che non abbiamo ancora immaginato.
“Sembra che abbiamo trovato la prima prova di un pianeta che si è formato in un ambiente povero di gas.” — Thomas Wilson, Università di Warwick.
La scoperta del pianeta ribelle di LHS 1903 ci ricorda che più impariamo sugli esopianeti, più ci rendiamo conto di quanto c’è ancora da scoprire. Potrebbe riscrivere la nostra comprensione di come si formano i pianeti e di dove altro nella galassia si potrebbero trovare mondi rocciosi.
