Per decenni, una colonia di cercopitechi africani ha prosperato in un habitat improbabile: le foreste di mangrovie e i parcheggi che circondano l’aeroporto internazionale di Fort Lauderdale-Hollywood a Dania Beach, in Florida. Questi non sono animali nativi; sono i discendenti dei fuggitivi da una struttura di ricerca biomedica quasi 80 anni fa. Oggi la loro esistenza è precaria, intrappolata tra l’affetto di alcuni locali e le politiche volte a sradicare le specie invasive.
L’arrivo inaspettato
La storia inizia nel 1947, quando circa 50 scimmie fuggirono da un centro di ricerca sui primati gestito da Leila Roosevelt Denis, una parente del presidente Theodore Roosevelt. La struttura importava primati dall’Africa occidentale da utilizzare nella poliomielite, nella tubercolosi e persino nei primi studi sui voli spaziali. Mentre la maggior parte venne riconquistata, circa 15 scomparvero nelle mangrovie circostanti, creando una popolazione riproduttiva che persiste ancora oggi. Le origini genetiche della colonia sono state confermate nel 2019 dalla ricercatrice Missy Williams, che ha scoperto che le scimmie sono Chlorocebus sabaeus, o scimmie verdi, originarie dell’Africa occidentale.
Una specie amata ma non desiderata
Nonostante il loro status non nativo, le scimmie di Dania Beach sono diventate parte della cultura locale. Alcuni residenti danno loro da mangiare, le imprese locali li hanno adottati come mascotte e vengono persino menzionati nei sermoni della chiesa. Tuttavia, la Fish and Wildlife Conservation Commission (FWC) della Florida li classifica come specie invasive, citando potenziali impatti negativi sulla fauna selvatica autoctona, sugli ecosistemi e sull’agricoltura. La posizione della FWC è chiara: le specie non autoctone non appartengono all’ambiente della Florida.
La minaccia di estinzione
Le scimmie affrontano un flusso costante di minacce: collisioni di veicoli, folgorazione e commercio illegale di animali esotici. La ricerca di Williams suggerisce che la colonia di Dania Beach potrebbe scomparire entro un secolo a meno che non si intervenga. Alcuni locali, inclusa la stessa Williams, stanno ora sostenendo la protezione, sfidando direttamente le politiche statali e federali che danno priorità all’eradicazione o alla gestione delle specie invasive.
La scienza delle invasioni
La situazione evidenzia una questione più ampia: la diffusione globale delle specie attraverso l’attività umana. Già 5.000 anni fa, gli esseri umani hanno trasportato animali in nuovi ambienti, accelerando negli ultimi secoli con l’avvento dei viaggi aerei e marittimi. Le specie invasive possono avere conseguenze devastanti, come si è visto nel caso della peronospora del castagno americano, una malattia fungina che ha estinto funzionalmente una specie arborea dominante negli Stati Uniti.
Le specie invasive costano all’economia americana circa 21 miliardi di dollari all’anno in perdite agricole e spese di gestione. La Florida è un punto caldo per le specie alloctone, che ne ospitano oltre 600, con almeno 139 popolazioni riproduttive stabilite.
Emerge un santuario
Nel 2022, Williams ha aperto un santuario di 3,5 acri vicino alla colonia originale, fornendo rifugio sia alle scimmie salvate che ad alcune nate in natura. L’esistenza del santuario è una sfida diretta all’approccio prevalente di eradicazione, offrendo un percorso alternativo per questi inaspettati abitanti della Florida.
Il destino dei cercopitechi di Dania Beach dipende da come vengono percepiti: come residenti stimati o come minacce invasive. La decisione, e chi la prenderà, determinerà se questi primati sopravvivranno o svaniranno lentamente verso l’estinzione.























