La comunità globale si avvicina a una svolta definitiva. Per anni, il limite di riscaldamento di 1,5°C stabilito dall’Accordo di Parigi del 2015 è servito come punto di riferimento definitivo per l’azione per il clima. Tuttavia, i dati attuali e le proiezioni scientifiche suggeriscono che l’umanità non sta più semplicemente “rischiando” di mancare questo obiettivo: siamo probabilmente sulla buona strada per superarlo.

Approfondendo le implicazioni di questo cambiamento, il ricercatore climatico Andy Reisinger spiega perché l’attenzione si sta spostando dalla “prevenzione” alla “gestione” e perché la finestra per evitare punti critici catastrofici si sta chiudendo più velocemente del previsto.

La realtà del “superamento del clima”

Anche se il 2024 ha segnato il primo anno in cui le temperature medie hanno superato la soglia di 1,5°C, gli scienziati osservano che il vero riscaldamento globale viene misurato nel corso di decenni per tenere conto delle fluttuazioni naturali. La tendenza è comunque chiara: entro i prossimi cinque-dieci anni supereremo probabilmente la soglia degli 1,5°C.

Ciò porta a un concetto noto come superamento climatico : uno scenario in cui il pianeta supera temporaneamente i suoi obiettivi di temperatura prima che l’umanità riesca a ridurre le emissioni e a raffreddare la Terra riportandola a livelli più sicuri.

“Il sistema climatico è come una superpetroliera”, avverte Reisinger. “Anche se sbatti i freni più forte che puoi in questo momento, non fermerai immediatamente il riscaldamento. Lo rallenterà.”

Il costo del ritardo: punti critici e cicli di feedback

Il pericolo di superamento non è semplicemente un numero più alto su un termometro; è il rischio di innescare cambiamenti irreversibili nei sistemi terrestri. Reisinger evidenzia diversi “punti critici” critici che potrebbero essere raggiunti se il riscaldamento salisse verso 1,7°C o 2°C:

  • Crollo dell’ecosistema: Le barriere coralline tropicali, inclusa la Grande Barriera Corallina, si trovano ad affrontare una quasi totale inagibilità a 1,7°C di riscaldamento.
  • Perturbazioni oceaniche: Cresce la preoccupazione per la Corrente del Golfo. Un potenziale arresto di questa corrente causerebbe cambiamenti radicali nelle precipitazioni e nella temperatura, devastando l’agricoltura globale.
  • Feedback sul metano: Man mano che il pianeta si riscalda, le zone umide tropicali rilasciano più metano, un potente gas serra, che a sua volta accelera l’ulteriore riscaldamento in un pericoloso circolo vizioso che si autoalimenta.

Il divario tra impegni e politica

Esiste una netta discrepanza tra ciò che i politici promettono e ciò che effettivamente fanno. Reisinger nota un divario matematico significativo:
1. La stima “politica”: Se si sommano tutti gli impegni politici presi a livello globale, il riscaldamento sarebbe limitato a circa 1,8°C.
2. La stima della “realtà”: Se si considerano solo le politiche attualmente implementate, il mondo è sulla buona strada per un riscaldamento di circa 2,6°C.

L’ostacolo principale rimane la dipendenza globale dai combustibili fossili, che rappresentano circa il 75% delle emissioni di gas serra. Sebbene l’energia rinnovabile sia in rapida espansione, attualmente viene utilizzata per soddisfare la nuova domanda di energia piuttosto che per sostituire le infrastrutture esistenti di carbone, petrolio e gas.

Il compito titanico di raffreddare il pianeta

Se superiamo i nostri obiettivi, “riparare” il clima richiede qualcosa di più del semplice arresto delle emissioni; richiede la rimozione del carbone attivo. Si tratta di una sfida tecnica e logistica enorme.

Per ridurre la temperatura globale di soli 0,1°C, il mondo dovrebbe rimuovere circa 220 gigatonnellate di CO2 dall’atmosfera. Anche con sforzi globali aggressivi di rimboschimento, potrebbe volerci un secolo per ottenere un effetto di raffreddamento di 0,1°C.

Inoltre, questa “soluzione” comporta i suoi rischi. L’utilizzo di grandi quantità di terra per la rimozione del carbonio potrebbe innescare conflitti sulla sicurezza alimentare e sfollare le comunità, rendendo più difficile da realizzare una “transizione giusta”**, giusta nei confronti dei più vulnerabili del mondo.

Conclusione

L’obiettivo di 1,5°C non è più un semplice obiettivo preventivo; è diventata una sfida gestionale complessa. Mentre la transizione verso le energie rinnovabili è guidata dall’interesse nazionale, la finestra per prevenire uno stato permanente di alta temperatura si sta restringendo, lasciando all’umanità il compito colossale sia di fermare le emissioni sia di invertire attivamente il danno già fatto.