Un nuovo studio svizzero ha individuato 37 proteine nel sangue dei centenari (persone di età superiore ai 100 anni) che sono fortemente legate a un invecchiamento più lento. I ricercatori hanno confrontato campioni di sangue di giovani adulti sani, ottantenni e centenari, rivelando un profilo proteico distinto nel gruppo più anziano che somiglia di più a quello dei partecipanti più giovani.
La firma proteica della longevità
Lo studio, condotto da Flavien Delhaes dell’Università di Ginevra, ha analizzato oltre 700 proteine, scoprendo che circa il 5% era significativamente diverso nei centenari. Queste proteine svolgono un ruolo cruciale nell’immunità, nel metabolismo e nella salute cellulare, suggerendo che l’estrema longevità non significa sfuggire del tutto all’invecchiamento, ma rallentare i principali processi di invecchiamento.
Molte di queste proteine sono coinvolte in funzioni vitali:
- Riciclo dei globuli rossi: la rimozione efficace delle cellule danneggiate previene l’accumulo legato a malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.
- Regolazione dell’apoptosi: L’attivazione della morte cellulare programmata aiuta a sopprimere la formazione del tumore.
- Equilibrio metabolico: il mantenimento di un metabolismo dei grassi sano e del rilascio di insulina protegge dai disturbi metabolici.
- Integrità della matrice extracellulare: Preservare il “cemento” che tiene insieme i nostri corpi garantisce la stabilità cellulare.
Stress ossidativo e risultati controintuitivi
È interessante notare che lo studio ha scoperto che i centenari in realtà avevano livelli più bassi di proteine antiossidanti rispetto ai tipici ottuagenari. Questo non è un paradosso, ma piuttosto un indicatore del fatto che i loro corpi sperimentano innanzitutto un meno stress ossidativo. Lo stress ossidativo, causato dai radicali liberi in fuga dalle risposte immunitarie e dai mitocondri disfunzionali, accelera l’invecchiamento. I centenari sembrano avere processi naturalmente ottimizzati che riducono al minimo questo danno.
“Ciò suggerisce che i centenari non hanno necessariamente bisogno di produrre una quantità eccessiva di antiossidanti; semplicemente sperimentano meno stress ossidativo fin dall’inizio”. – Flavien Delhaes
Un’altra scoperta sorprendente: i centenari conservavano una proteina responsabile della degradazione del GLP-1, un ormone cruciale per il rilascio di insulina. Ciò implica che raggiungono l’equilibrio del glucosio senza fare affidamento su un’eccessiva produzione di insulina, come visto in alcuni trattamenti moderni come il semaglutide.
La teoria dell’infiammazione e i fattori legati allo stile di vita
I risultati supportano la teoria dell’”inflammaging”, che propone che l’invecchiamento causi disregolazione immunitaria cronica e infiammazione. I centenari, riducendo al minimo lo stress ossidativo e mantenendo la salute metabolica, possono evitare questo stato infiammatorio persistente.
Lo studio sottolinea che la genetica rappresenta solo il 25% circa della longevità. Ciò significa che le scelte di stile di vita – alimentazione, attività fisica e connessioni sociali – hanno un impatto significativo.
In conclusione, il sangue dei centenari rivela non solo cosa accade durante una longevità estrema, ma anche come. La chiave non è necessariamente combattere l’invecchiamento in modo aggressivo, ma ottimizzare i processi metabolici e immunitari fondamentali per rallentarlo in modo naturale. La cura di sé, a quanto pare, rimane il segreto più attuabile per una vita più lunga e più sana.

























