Per decenni, il consenso scientifico prevalente ha suggerito che l’evoluzione umana avesse rallentato fino a rallentare nella storia recente. Tuttavia, uno studio innovativo pubblicato su Nature ha ribaltato questa ipotesi, rivelando che la selezione naturale ha rimodellato attivamente la biologia delle popolazioni dell’Eurasia occidentale negli ultimi 10.000 anni.
Analizzando 16.000 genomi, un mix di DNA antico e moderno, i ricercatori hanno identificato quasi 500 cambiamenti genetici guidati dalla selezione naturale piuttosto che da semplici casualità.
Rilevamento del “segnale mancante”
La sfida principale nello studio dell’evoluzione recente è che i cambiamenti sono spesso sottili. Precedenti ricerche si erano concentrate sulle “cicatrici” lasciate dalla selezione nel DNA moderno, che hanno portato molti a credere che la selezione direzionale – dove tratti specifici sono costantemente favoriti – fosse rara.
Ali Akbari, scienziato dell’Università di Harvard e autore principale dello studio, spiega che l’evoluzione non si è fermata; agli scienziati semplicemente mancavano gli strumenti per vederlo. Utilizzando un nuovo metodo statistico chiamato AGES (Ancient Genome Selection), il team è stato in grado di separare il “segnale” della selezione naturale da altri disturbi evolutivi, come la deriva genetica (cambiamenti casuali) o il flusso genico (mescolanza di popolazioni).
Vincitori e vinti nella corsa genetica
Lo studio ha identificato 479 varianti genetiche modellate dalla selezione. È interessante notare che circa il 60% di questi corrisponde a tratti fisici e condizioni di salute visibili nelle popolazioni moderne. La ricerca evidenzia un complesso tiro alla fune tra adattamenti benefici e minacce in evoluzione.
Tratti aumentati in frequenza (selezione positiva):
- Aspetto: Carnagione chiara e capelli rossi.
- Immunità: Aumento della resistenza all’HIV e alla lebbra (morbo di Hansen), nonché alla prevalenza del gruppo sanguigno B.
- Salute: Diminuita suscettibilità alla calvizie maschile e all’artrite reumatoide.
Tratti che hanno fluttuato nel tempo:
Lo studio ha anche rivelato che l’evoluzione non è una strada a senso unico. Certain genetic vulnerabilities rose and fell as environments changed:
* Tubercolosi: I geni di suscettibilità sono aumentati per diversi millenni ma hanno iniziato a diminuire circa 3.500 anni fa.
* Sclerosi multipla: I geni di predisposizione aumentarono fino a circa 2.000 anni fa prima di tendere verso il basso.
Perché queste caratteristiche sono importanti?
Anche se lo studio identifica cosa è cambiato, il perché rimane oggetto di intensa indagine scientifica.
L’aumento della pigmentazione chiara della pelle è ampiamente attribuito alla necessità di una migliore sintesi della vitamina D nei climi settentrionali con luce solare limitata. Tuttavia, l’ascesa dei capelli rossi è più misteriosa. I ricercatori suggeriscono che i capelli rossi stessi potrebbero non aver fornito un vantaggio in termini di sopravvivenza; invece, i geni responsabili potrebbero “fare l’autostop” insieme ad altri adattamenti genetici più critici.
I mutevoli modelli di suscettibilità alle malattie (come la tubercolosi e la sclerosi multipla) suggeriscono che man mano che le società umane cambiavano – attraverso la migrazione, l’urbanizzazione o nuove pratiche agricole – cambiavano anche gli agenti patogeni che incontravamo, costringendo il nostro sistema immunitario a ricalibrarsi costantemente.
Un progetto globale per la ricerca futura
Il gruppo di ricerca ha reso il metodo e i dati AGES liberamente disponibili alla comunità scientifica. Questa apertura ha lo scopo di innescare un’indagine globale su come i diversi ambienti hanno plasmato la biologia umana.
I primi risultati di uno studio correlato sulle popolazioni Eurasiatiche orientali (antenati dei moderni asiatici orientali) mostrano modelli simili di selezione attiva. Ciò suggerisce che mentre i tratti specifici possono differire in base alle diete, ai climi e alle malattie locali, il motore della selezione naturale funziona a livello globale.
“Ciò che probabilmente differisce da una regione all’altra non è se sia avvenuta la selezione, ma come l’ambiente locale e i cambiamenti culturali l’hanno modellata”, afferma Akbari.
Conclusione: Questo studio dimostra che l’evoluzione umana è un processo continuo e dinamico. Affinando la nostra capacità di rilevare sottili cambiamenti genetici, stiamo iniziando a capire come le lotte dei nostri antenati contro le malattie, il clima e l’ambiente continuino a scrivere la storia della nostra composizione biologica oggi.
